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Prova

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14
mag

DISPERSIONE SCOLASTICA: 5 PRIORITA'  



Il 7 Maggio ho partecipato all’audizione nell’ambito dell’Indagine conoscitiva sulle strategie per contrastare la dispersione scolastica, promossa dalla  VII Commissione della Camera dei Deputati. Qui la registrazione dell’intervento.   
 
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Ringrazio l’On. Milena Santerini per l’invito e gli On.li Vanna Iori, Flavia Nardelli, Maria Grazia Rocchi per i riscontri positivi.  
 

PRIMA DELL’AUDIZIONE 
Prima dell’audizione ho raccolto più di 80 risposte che colleghi, docenti, dirigenti mi hanno inviato, in risposta ad una mia richiesta di suggerimenti. Nel leggere le risposte, ho percepito un vissuto di insoddisfazione per come la scuola è, per come è gestita, per le difficoltà strutturali. Al contempo, ho visto un grande desiderio di cambiamento e un’operosità fatta di cose concrete. Qui due discussioni avviate in Facebook.     

NOTA   
Ho presentato una nota dal titolo: "Successo formativo e abbandono scolastico: strategie d'intervento". Ho impostato il documento in modo da offrire ai Deputati dei punti di riferimento. Nello scritto ho dichiarato la visione politica, ho indicato 26 strategie3 livelli di intervento, 5 priorità, le fonti nazionali e internazionali. Qui il documento.     
 
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PRIORITÀ 
Ho detto che volevo essere una voce delle voci. Introduco, allora, questa parte con Cosimo De Nitto, Antonella Enea, Vittorio Zedda, Enrica De Palmi, Pina Mafodda, Carmela Paolino. Ho legato, poi, le proposte ai diversi amici che mi hanno risposto. Le 80 risposte hanno avuto un ruolo importante. Mi hanno orientato nell'impostazione del documento e nella scelta delle priorità.
  
Cosimo De Nitto 
Combattere la dispersione, cioè ridurla il più possibile, dove essa si annida, sapendo bene che il "virus" non ha confini territoriali, socio-economici, ambientali definiti e definibili una volta per tutte, con azioni efficaci e larghe che vanno dai piani di studio ai contenuti e metodi mirati, con il coinvolgimento del ruolo attivo e cooperante del territorio e dei soggetti che in esso agiscono. Immettere nel sistema elementi di cambiamento complessivi che contengano anticorpi potenti contro la dispersione, non solo quella visibile consumata attraverso l'abbandono scolastico, ma anche quella invisibile che alberga in quella zona grigia né-carne-né-pesce. Sostenere la Legge di Iniziativa Popolare “Per una Buona Scuola per la Repubblica” firmata da 100.000 insegnanti, cittadini, movimenti e associazioni. Si trovano riferimenti diretti e indiretti e un taglio generale "anti-dispersione".   
 
Antonella Enea 
Supporti SERI E CONCRETI, a livello di prevenzione, a partire dai primi anni della primaria sulle difficoltà di apprendimento. Non le solite circolari vuote e che declamano buone intenzioni, ma figure professionali dedicate (psicologo scolastico). Un maggiore fondo d'istituto con una parte destinata a incentivare docenti per attività individualizzate con gli alunni o con interventi esterni.   
 
Vittorio Zedda 
Occorrono insegnanti  selezionati, motivati, portatori di autentica cultura, che sappiano FAR AMARE LA SCUOLA E LA CULTURA ai giovani, e che abbiano l'umiltà e l'intelligenza di lasciare che il loro operato sia sottoposto a VALUTAZIONE, anche e non secondariamente per i dovuti riconoscimenti al lavoro svolto con merito. Non è il numero di ore d'apertura della scuola che recupera la dispersione : E' LA QUALITA' DEL LAVORO DIDATTICO EFFETTUATO E VERIFICATO. Le ore d'apertura contano solo se sono riempite di senso e di vera didattica. Se non si riesce a trasmettere il fascino della conoscenza ai giovani e all'ambiente sociale in cui si opera, la dispersione non verrà sconfitta. Non è solo un problema di risorse, che pure servono, ma di volontà, competenza e creatività.   
 
Enrica De Palmi 
Sulla dispersione scolastica c'è tanto da fare e soprattutto tanto da dire sulle azioni messe in atto dal MIUR che servono solo a sprecare i soldi e non hanno nessuna ricaduta sui ragazzi. Mi riferisco a progetti finanziati che cominciano a fine Aprile, perché le circolari escono in ritardo. Mi chiedo che serietà può avere una qualunque azione didattica volta a contrastare la dispersione scolastica e soprattutto quali obiettivi si possono raggiungere quando oramai l'anno scolastico sta per finire. Ci vuole più responsabilità in chi decide e maggiore controllo.    
 
Pina Mafodda 
Mi interesso della dispersione scolastica, insegno in un professionale-alberghiero di Torino. Da anni lavoro con i miei strumenti personali (pc, video-proiettore, pennetta internet) con i diversi linguaggi e con le mappe concettuali. Posso dire che si può combattere la dispersione scolastica, ma la scuola deve entrare in gioco con la realtà. Non è più possibile considerare la scuola un sistema autoreferenziale e autosufficiente. I ragazzi non considerano più la scuola l'unica agenzia formativa e lo dicono chiaramente.   
 
Carmela Paolino 
Proposte se ne potrebbero fare tante, a cominciare dall'abolizione degli esami di terza media spostandoli alla fine del primo biennio della secondaria di secondo grado. Istituire il biennio della scuola superiore con percorsi formativi identici per il primo anno e orientanti per il secondo anno, per consentire una scelta più consapevole e coerente con le proprie inclinazioni e preferenze. Lo studio non deve essere un ripiego alla mancanza di lavoro, ma un'opportunità in più per svolgere un lavoro che piace e per il quale si è portati. Ci vuole una politica scolastica che rimetta in primo piano la motivazione allo studio, una motivazione che debba partire dalla consapevolezza di potercela fare in quanto il sistema scolastico ti sostiene nelle scelte.  Bisogna ridare fiducia ai ragazzi e non denigrarli più per atteggiamenti di cui la gran parte di colpa appartiene ad una politica scolastica frammentaria e  incompetente che ha prodotto un sistema scolastico a mille toppe, come il vestito d'arlecchino. Bisogna ridare unitarietà e coerenza alle scelte di politica scolastica, guardando più agli studenti come persone e futuri cittadini, piuttosto che alle tasche dello Stato sempre più vuote e non certo per colpa delle giovani generazioni.     

#Priorità 1 - Asili nido e scuole dell’infanzia  
Incrementare l’accesso soprattutto nelle regioni del Sud e Isole
    
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Mila Spicola 
I divari cognitivi si formano tra 0-5 anni, per differenze di contesto socio-culturale familiare.  Come si sta sperimentando con efficacia altrove, la vera strategia di contrasto è agire prima che si formino, cioè all'asilo, nel primo biennio del ciclo della primaria. Nelle periferie delle aree metropolitane di Catania, Palermo e Napoli la scuola dell'infanzia è quasi inesistente. Mentre il tempo pieno ha una percentuale bassissima, tendente a zero. Agire per come si è fatto fino ad a oggi esclusivamente nell'età in cui le debolezze sono ormai conclamate è molto più difficile, riduce di un po’ i tassi di dispersione e poco agisce sui livelli di rendimento.     

#Priorità 2 - Percorsi di Istruzione e Formazione Professionale  
Applicare rigorosamente, in tutte le regioni italiane, 
l’ordinamento relativo all’ampliamento dell’offerta formativa. 
   
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Mario Tonini 
Nelle regioni del NORD l’istituzione dei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale ha ridotto i tassi di dispersione, aumentando al contempo l’occupazione, come evidenziato da ISFOL.   
 
Pamella Pelagalli 
Il corso che seguo è quello per meccanici ... molti di loro frequentavano già l'istituto professionale inerente questo profilo, ma il fatto che non potessero mai andare in laboratorio per fare qualcosa di pratico, gli ha fatto decidere di lasciare il percorso scolastico. Questi ragazzi faticano nel restare in un percorso scolastico che sia fatto solo di libri di testo, viste le difficoltà che hanno. Sembrano comunque motivati a cercare di crearsi un futuro imparando un mestiere. E il fatto di poterlo fare in due anni già è più affrontabile per loro. Credo davvero che una strategia di contrasto potrebbe essere quella di riuscire a rendere la scuola più pratica, dove mettere in atto subito quello che ho imparato da un testo, oppure posso prima sperimentare e poi andare a verificare la teoria. C'è la necessità di formare maggiormente gli insegnanti delle secondarie sul tema della relazione interpersonale e su quanto sia utile costruire l'apprendimento passando dalla relazione.

Marina Mupo 
L’esperienza mi insegna che la dispersione nasce nella secondaria di primo grado per diventare conclamata in quella di secondo grado. I ragazzi che la subiscono non comprendono il "linguaggio scolastico" e si sentono totalmente inadeguati. I rimedi sono possibili solo nell'ambito di una rivoluzione copernicana che "svecchi" la scuola rinnovandone le metodologie e immaginando percorsi che soprattutto nei tecnici e nei professionali avvicinino gli studenti al mondo del lavoro. Per la maggior parte di loro, infatti, la scuola è inutile giacché non è in alcun modo collegata ad una possibilità di reale riscatto sociale. I "dispersi" al superiore sono condannati all'insuccesso scolastico nella scuola media.     
 
#Priorità 3 - Ambienti di apprendimento  
Attuare un piano di formazione in servizio e di sperimentazione di principi educativi 
e pratiche didattiche centrate sui fattori d’influenza dell’apprendimento.
      
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Nicola Chiriano 
Didattica, ICT, form-azione in servizio dei docenti. Una Lim dentro un laboratorio inutilizzato, repository e cartelle condivise desolatamente vuote, gruppi Facebook solo tra alunni, Flipped Classroom intesa come momento di svago o distruttivismo (sic!). Non è più possibile prescindere dall'essere "prosumer", specie nel luogo principalmente dedicato alla costruzione dei saperi. Ma come sperare in luoghi virtuali e gioia dell'interagire quando le scuole pubbliche (in media) non sono luoghi belli e dove la motivazione dei docenti è la grande assente (il lavoro di molti di noi continua spesso ad essere una missione)   
 
Carla Carlei 
Urge una riforma applicabile e urgentissima nella scuola. Bisognerebbe creare una scuola esperienziale, con luoghi di apprendimento comuni; con postazioni di apprendimento al posto dei banchi ...  classi aperte ... interclasse ... movimento da una stazione di lavoro all'altra ... certo tutto questo in un ordine stabilito, strutturato e programmato; servono spazi, ma servono teste.  Vedremo così ragazzi problematici in classe diventare affettuosi, propositivi, autonomi, capaci di controllo, collaborativi e tanto più.   
 
Laura Annunziata 
Faccia conoscere i suoi metodi di insegnamento, potrebbero rendersi conto che vale la pena investire in ricerca e formazione per una scuola innovativa che conquisti gli alunni e non li faccia allontanare    
 
Germana Englaro 
Didattica inclusiva ed individualizzazione! E basta burocratizzazione, non serve una carta timbrata dall'asl per capire che ogni alunno ha tempi e modi di apprendere propri, e non sempre allineati col ritmo medio della classe. Rispetto dei bisogni individuali. Risorse per supportare gli insegnanti in una didattica orientata alla cooperazione e l'aiuto tra pari.   
 
Rosamaria Guido 
TIC, valutazione autentica, classi aperte, scuole aperte, attività precipuamente laboratoriali, architettura a misura di giovani insofferenti che mal sopportano i banchi e la classica disposizione delle aule.   
 
Luisa Ilaria Segala 
Una riflessione più approfondita sulla valutazione (cosa e come valutare) aprirebbe un altrettanto approfondito dibattito sugli scopi, le urgenze educative (quali saperi), e porterebbe a un riadattamento delle metodologie didattiche e una maggiore consapevolezza e motivazione nelle azioni di docenti e studenti.    
 
Flavia Giannoli 
Individuerei come primo fattore per l'insuccesso formativo quello metodologico: nel XXI secolo non si può continuare ad insegnare in modo frontale e/o leggendo il libro in classe. Non mi riferisco solo all'utilizzo delle tecnologie ed ai nativi digitali, ma principalmente alla necessità di rendere gli studenti protagonisti ed ingaggiarli nell'apprendimento attivo (che non è "fare i compiti a casa"!), favorendo la laboratorialità, la collaborazione fra pari ed i metodi  dell'apprendimento cooperativo. Occorre responsabilizzare i ragazzi sulla buona riuscita dell'apprendimento, favorire l'autovalutazione ed arginare le famiglie che impediscono ai figli di crescere e diventare autonomi, intervenendo troppo spesso a sproposito nella scuola.   
 
Loriana Tiberini 
Numerose ricerche dimostrano infatti come l’utilizzo di didattiche innovative che prevedono la costruzione della conoscenza, piuttosto che l’acquisizione passiva, risultano molto più efficaci della didattica tradizionale: spiegazione frontale/studio mnemonico/verifica, interrogazione. Esse infatti puntano a stimolare la motivazione interna ad apprendere, piuttosto che quella esterna del voto; le prove di valutazione sono strutturate in modo tale da essere affrontate con serenità e di contenere al suo interno il feedback valutativo rispetto al raggiungimento o meno degli obiettivi iniziali.  Gli insuccessi ripetuti, specialmente quelli scolastici, portano l’alunno a considerarsi “poco capace e di poco valore” generando spesso comportamenti di disagio che, insieme ad altri fattori negativi, possono portare alla devianza, alla dispersione scolastica, all’opposizione all’autorità, alla solitudine e all’indifferenza. Il bisogno di autorealizzazione, ovvero di sentirsi persone capaci e di successo, e il bisogno di sentirsi un valore per l’altro sono fondamentali per ogni persona. In adolescenza,  si aggiunge inoltre il bisogno di differenziarsi dagli adulti e il bisogno di autodeterminazione, ovvero di compiere da soli le proprie scelte. Spesso la scuola fa fatica ad affrontare da sola i bisogni che emergono dagli allievi, specialmente in alcune fasi critiche come l’adolescenza. Rispondere in maniera efficace con una didattica innovativa sembra essere la strada giusta da percorrere. La scuola va aiutata a esplicare nel miglior modo il suo compito educativo.   
 
#Priorità 4 - Sistemi di monitoraggio  
Prevedere un rischio basso, medio e alto di abbandono precoce attraversi l’anagrafica 
dello studente basata sui dati delle rilevazioni del Sistema Nazionale.

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Gabriella Bocchicchio 
Penso che i dati possano essere utili per un confronto tra regioni e macro-arre. Sarebbe preferibile un monitoraggio periodico sui dati della dispersione.     
 
#Priorità 5 - Famiglie  
Potenziare le capacità educative delle famiglie degli studenti 
a rischio e la consapevolezza dei loro compiti di vita.
    
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Barbara Bordoni 
I ragazzi devono imparare a contare su se stessi ... per far questo dobbiamo dar loro fiducia, non giustificarli ma ascoltarli dando loro gli strumenti per capire e far tirare fuori la loro creatività. La società di oggi è difficile e i problemi vanno affrontati in modo semplice e chiaro a scuola, in famiglia e coinvolgendo il territorio (ottimi i CCR Consigli Comunali dei Ragazzi): in ogni comune dovrebbero esistere e in questo il territorio dovrebbe dare una mano. Ai ragazzi piace parlare delle cose dei grandi e noi dobbiamo solo imparare ad ascoltare e rispondere in termini semplici inizialmente vicini al loro linguaggio.  Per molti ragazzi di oggi spesso è difficile capire che è necessario aspettare, sono molto iperattivi, vogliono tutto e subito e quando mancano anche le regole, o ci sono problemi economici, vogliono sentirsi utili, e spesso l’unico modo di farlo è delinquere. Voglio credere in tutti quegli alunni che ho visto bambini ma che troppo spesso vedo perdersi in un mondo che li rovina. La vita è una sola è và vissuta fino in fondo: nel rispetto di sé stessi e di tutti! Facciamolo capire anche a loro che sono il nostro futuro.   
 
Paola Molinari 
Gli studenti vanno ascoltati prima che istruiti!! Docenti e genitori non possono limitarsi ad affermare che è così perché sono nel periodo dello sviluppo.
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