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Prova

Prova
07
set

La scuola forma la scuola  



Si è conlcuso il convegno di studi "La scuola forma la scuola". Il convengo si è tenuto a Tolmezzo, il 2 e 3 settembre 2010 presso l’ISIS "F. Solari" e e l'Ipsia "J. Linussio". L'evento è stato organizzato dai docenti-coordinatori della rete SBILF dell'Alto Friuli ed è stato rivolto a tutti i docenti del I° ciclo d’Istruzione. I lavori sono stati strutturari in due sessioni plenarie con l’intervento di esperti e altrettanti workshop operativi in cui sono state presentate esperienze formative, attività di apprendimento, strumenti e materiali didattici.


I numeri dell'iniziativa

In sintesi quanto realizzato:

- 240 insegnanti di primo ciclo
- 2 sessioni plenarie con 4 relazioni
- 16 workshop
- 1 collegamento in video conferenza
- 4 case editrici (Erickson, La Scuola, Giunti, Il Melograno) che hanno esposto i loro prodotti attinenti ai titoli dei lavori del convegno
- Pagina e fotocronaca dell'evento su Facebook
- 4 interventi di apertura affidati al D.S. della scuola capofila della rete SBILF (Prof. Pellizzari), al Presidente della Regione FVG (On. Tondo), al Direttore Generale dell'U.S.R. (Dr.ssa Beltrame),  all'Assessore provinciale per lo sviluppo della Montagna (On. Faleschini).

Il convegno ha dato corpo e sostanza a cinque anni di lavoro e di attività formative proposte dai docenti-tutor della rete SBILF: ha esibito energie professionali, ha indicato alcune piste progettuali, ha creato nuove connessioni tra persone, ha messo alla prova la creatività e la tenacia dei docenti organizzatori, ha richiamato l'attenzione delle autorità e di case editrice primarie.


Dicono di noi

A qualche giorno dal termine dei lavori possiamo dire ch è stata un'esperienza entusiasmante. A livello locale ci siamo occupati di temi universali mettendo in moto energie umane, contatti, intuizioni, nuove spinte progettuali. Alcuni commenti dei partecipanti:

"E' stato bello iniziare l'anno scolastico in questo clima"

"Era dal 1980 che non partecipavo ad un'iniziativa simile"

"Bravi, bravi, bravi ... grazie dell'opportunità che ci avete dato"

" ... non ci siamo sentite come maestre chiuse nelle loro classi ma come professionisti che scambiano idee e si confrontano ..."


“mi dispiace aver perso gli altri WS paralleli…. cosa si può fare?”
,

“... ci avete dato una grande opportunità”,

“ E' stato interessante confrontarsi con altre scuole”,

“Continuate così”,

“ ... so che è stato per voi impegnativo ma quello che avete fatto è stato molto importante”,

“... voglio ringraziarvi per l'opportunità di crescita professionale che mi avete dato attraverso il corso di formazione appena concluso. E' stato un'ottima occasione per riflettere sul proprio lavoro e per incrinare quel senso di impotenza che pervade i periodi di stanchezza. Complimenti  e grazie di cuore”

“ ... volevo ancora ringraziarvi per l'opportunità che mi avete dato. Soprattutto volevo dirti che mi è molto piaciuto questo pomeriggio vedere il vostro gruppo di insegnanti affiatate e accoglienti, fa bene a tutti noi vedere valorizzate la competenza e la passione, spese con tanta generosità. Grazie ancora” 


In origine era ...

L'idea è nata l'8 Marzo di quest'anno, alle 7:35 del mattino mentre con Elena Matiussi si andava su per per le valli a svolgere la nostra giornata di osservazioni in classe e discussioni delle attività con i docenti. Alle 8:00 avevamo abbozzato un primo palinsesto che poi abbiamo perfezionato il 15 Maggio e in successive riprese fino alla fine di Giugno.

Il convegno risponde alla seguente istanza: come rendere evidente il lavoro dei docenti impegnati nell'innovazione didattica e come far diventare gli esiti di questo impegno una risorsa professionale singificativa per altri docenti.

Il tutto è stato realizzato grazie ad una grande tenacia, unica speciale delle molte donne e degli uomini che hanno collaborato alla buona riuscita dell'iniziativa. Non è un caso che l'idea sia nata proprio il giorno della festa delle donne e che tante donne di scuola hanno potuto rendere questo sogno concreto e proficuo.


Risorse disponibili in rete

A breve saranno disponibili sul sito www.sbilf.eu i materiali delle relazioni e dei workshop.
Su Facebook si può leggere la fotocronoca dell'evento. Consultate le seguenti pagine le seguenti pagine:

Pagina Facebook dedicata all'evento
Fotocronaca dell'evento sul profilo Facebook di Maurizio Gentile



BUON INIZIO
DI ANNO SCOLASTICO,
A TUTTE E A TUTTI!!!




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01
ago

RicercAzione: pubblicato il Primo Numero del 2010  



Vi annuncio la pubblicazione del Primo Numero del 2010 di RicercAzione, la rivista pubblicata da Erickson che si avvale del supporto scientifico dell'Iprase del Trentino e di cui il sono Direttore responsabile e scientifico.

Siamo al secondo anno di pubblicazione. Con orgoglio e soddisfazione vi comunico che abbiamo pubblicato fino adesso 23 articoli di cui 8 in lingua inglese. I tre numeri ospitano contributi di autori italiani e stranieri.

Recentemente si è unita al Consiglio Editoriale la Prof.ssa Lauren B. Resnick dell'Università di Pittsburgh. Il prestigio internazionale della Prof.ssa Resnick da alla rivista un importante reputazione scientifica. Attualmente il consiglio editoriale è formato dai seguenti membri:

  • Annamaria Ajello University of Rome “La Sapienza”
  • Anne-Nelly Perret-Clermont University of Neuchâtel
  • Gabriele Pollini University of Trento
  • Arduino Salatin Iprase,
  • Trento Lauren Resnick University of Pittsburgh
  • Roger Säljö University of Gothenburg

L'editoriale che apre il Numero 3 copre diversi argomenti. In particolare presento e discuto la relazione tra le TIC e l'apprendimento, i fattori di sistema, di scuola e individuali che possono determinare i risultati di apprendimento, la riforma della scuola secondaria (Licei, Tecnici, Professionali).

Lo scritto riporta una citazione tratta da un lavoro di Jim Gray, ricercatore Microsoft da poco scomparso in un tragico incidente a bordo della sua barca a vela. Il tema che Gray esplora è l'integrazione tra tecnologie wed-based e ricerca scientifica. Ecco di seguito la citazione:

«Internet può fare molto di più che mettere a disposizione il testo integrale dei documenti dei ricercatori. In teoria, potrebbe unificare tutti i dati scientifici con tutta la letteratura per dare vita ad un mondo nel quali dati e letteratura possano interagire gli uni con l’altra. Un’interazione del genere aumenterebbe la “velocità di informazione” delle scienze e ottimizzerebbe la produttività dei ricercatori. E sono certo che sarebbe un gigantesco balzo in avanti»

Continua ...
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23
mag

Le prove Invalsi: tra atto dovuto e diffidenza  



Si è appena conclusa la somministrazione delle prove INVALSI.

Quest'anno in ottemperanza alla Legge 176/07, alle Direttive n.74 e 76 e alla Circolare n.86 del 22.10.2009 la somministrazione delle prove ha visto coinvolte le classi II e V di scuola primaria e le prime di scuola secondaria di primo grado. A queste si aggiungerà la prova nazionale per l'Esame di Stato degli alunni in uscita dal primo ciclo.

I testi normativi di riferimento
Con l’art. 5 della legge 176/07 si è stabilito che “a decorrere dall'anno scolastico 2007-2008 il Ministro della Pubblica Istruzione fissa, con direttiva annuale, gli obiettivi della valutazione esterna condotta dal Servizio nazionale di valutazione (SNV) in relazione al sistema scolastico e ai livelli di apprendimento degli studenti, per effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti, di norma, alla classe seconda e quinta della scuola primaria, alla prima e terza classe della scuola secondaria di I grado e alla seconda e quinta classe del secondo ciclo, nonché altre rilevazioni necessarie per la valutazione del valore aggiunto realizzato dalle scuole”.

Con le Direttive n.74 e n.75 del 15.09.08 il Ministro ha stabilito che a regime tutte le classi indicate nella legge saranno sottoposte a rilevazione annuale degli apprendimenti.

Nell’anno scolastico 2008-09 la somministrazione ha riguardato le classi seconde e quinte della scuola primaria. Nell'anno 2009-10 si sono aggiunte la classe prima e terza della SS1G. Per la terza classe si tiene conto della Prova nazionale dell’esame di Stato al termine del primo ciclo. Con il coinvolgimento nella rilevazione anche delle classi seconda e quinta della SS2G nell’anno scolastico 2010-11 il sistema entrerà a regime.

La rilevazione 2008-2009
L’indagine del 2008-09 ha coinvolto 5303 Istituzioni scolastiche. L’impianto della rilevazione ha avuto caratteristiche nuove rispetto alle edizioni precedenti, sia sotto il profilo del campionamento e della costruzione degli strumenti di rilevazione sia per le modalità con cui esso è stato realizzato.

Sul sito INVALSI sono disponibili i quadri di riferimento di Italiano e Matematica, il Rapporto Nazionale e la Sintesi del rapporto con in evidenza i risultati principali emersi secondo gli indici e i benchmark suggeriti dall’INVALSI. Nel primo caso si fa riferimento a due indici:

  1. alla percentuale media di risposte esatte calcolata sia in relazione a ciascuna quesito e sia come valore aggregato di scuola con relativa indicazione del limite inferiore e superiore;
  2. al posizionamento dell’esito del quesito lungo una scala a sei livelli.
Per quanto riguarda i benchmark essi sono stati individuati nei termini di confronti comparativi a diversi livelli: la scuola nei confronti della regione di appartenenza, nei confronti della macro-area di riferimento (SUD, CENTRO, NORD), nei confronti del dato medio nazionale.


Il clima nelle scuole nella rilevazione 2009-10
Nel periodo appena precedente, durante e subito dopo la rilevazione del 2009-10, mi è capitato di essere ospite in sette scuole di primo ciclo (Istituti comprensivi e Direzioni Didattiche del Centro e del Nord-est) per attività con i docenti all’interno di diversi progetti.

Sulle prove i pareri degli insegnanti non mi sono sembrati favorevoli. Mi è sembrato di cogliere un distacco nei confronti dell'operazione SNV, una diffidenza e una scarsa credibilità attribuita ai contenuti delle prove. Il clima generale non mi è parso positivo.

I nodi
A mio avviso ci sono quattro problemi che andrebbero discussi e risolti.

1. L'INVALSI e le scuole hanno bisogno di capirsi. Senza un'adeguata comprensione da parte delle scuole l'SNV difficilmente potrà acquisire sempre più centralità nei processi di rinnovamento e riforma della scuola italiana. A me sembra che ci sia un difetto di comprensione molto serio dei dettagli e delle finalità di tutta l'operazione. Alcune pareri critici:

- “si continua a lavorare per la scuola, non si lavora con la scuola”
-  “le prove servono per giudicare gli insegnanti”
-  “i contenuti delle prove di matematica di prima media erano per un programma di seconda

2. I contenuti delle prove andrebbero scelti meglio. Faccio riferimento, ad esempio, al testo per la quinta elementare dal titolo “L’Useleria”. Il testo grida vendetta. Ma con tanta letteratura per ragazzi – Pitzornio, Dhal, Piumini, Selznick, Erlbruch, Pierre Simenon, Quarenghi, Spinelli - perché far ricadere la scelta su un volume del 1984, con un linguaggio e un lessico estraneo alla contemporaneità e con riferimenti anche a personaggi del “tempo che fu” (Sandokan, Yanez, ecc.).  Quali sono le ragioni metodologiche e culturali di tale scelta? Alcuni li posso ipotizzare ma preferei ottenere opinioni da fonti ufficiali. Insieme ai contenuti c’è il formato con cui sono stati presentate le unità di esercizio. A mio avviso i testi sono troppo densi all’interno di una pagina. Generano un effetto di monotonia visiva durante la lettura. Ma con tanti esempi a cui l’INVALSI può attingere (PIRLS, TIMSS, PISA) non si poteva pensare ad un’impaginazione più accattivante tanto da aumentare il carattere di leggibilità sia della pagina e sia dei contenuti? È un problema di costi?

3. L’atteggiamento dei docenti è sembrato adempitivo. Le prove INVALSI sono una tra le tante incombenze a cui le scuole sono chiamate. Tale atteggiamento, probabilmente, riduce la possibilità di cogliere le potenziali ricadute per la didattica e il curricolo che la rilevazione e la comprensione dei risultati può avere. Oltre a ciò, se è una delle tante cose da fare, di cui non si condividono né le procedure né i contenuti, i comportamenti di aiuto/supporto durante lo svolgimento delle prove potrebbero essere molto frequenti.  

4. La corsa all’acquisto di sussidi per preparare gli alunni a rispondere alle prove. Mi chiedo perché come genitore devo acquistarli se le prove dell’anno precedente sono disponibili dal sito Invalsi. Basta scaricarle e stamparle. In secondo luogo, qual è la ragione del preparare in anticipo gli alunni? Si preparano per fare bene in una gara, tuttavia a me interessa la loro tenuta in tutto il campionato. È la tenuta dei loro apprendimenti in Italiano e Matematica che mi sta a cuore piuttosto che la dimostrazione di saper rispondere. È la possibilità di informazione diagnostica che mi danno i test, piuttosto che il superare le prove. Infine, ho l’impressione che l’offerta degli editori sia basata su un’assenza di strumenti valutativi. Le pratiche valutative dei docenti italiani probabilmente sono molto lontane dalla tipologia di strumenti utilizzati in SNV (questionari strutturati, risposte a scelta multipla, risposte a credito parziale, corrispondenza tra quesiti e operazioni cognitive, ecc.).


Raccomandazioni
Credo che per spiegare bene il senso dell’operazione SNV e per far avanzare nelle scuole italiane una cultura della valutazione sarebbe opportuno curare i seguenti aspetti.

1. Spiegare che gli esiti delle prove danno informazioni sul prodotto della scuola- i risultati di apprendimento - e che non vi sono fonti di informazioni complementari (ad esempio un questionario docenti sul curricolo o il lavoro didattico svolto nelle classi) che ci permettono di legare il risultato delle prove ai processi di scuola.

2. Educare docenti e dirigenti a leggere i risultati della loro scuola e ad ipotizzare interventi sul curricolo e la didattica. Io credo che per questo obiettivo siano importanti due operazioni:
  • spiegare bene il quadro di riferimento, dando evidenza, soprattutto, all’associazione tra quesiti e operazioni cognitive sollecitate (molto importante questo aspetto nel caso della prova di lettura);
  • spiegare bene gli indici di risultato (percentuali medie, posizionamento, confronti tra i limiti inferiori e superiori tra la scuola e i benchmark territoriali) al fine di restituire alle scuole il livello complessivo di preparazione, ma soprattutto di capire quali sono gli ambiti su cui è necessario intervenire in termini di curricolo e didattica.

La collaborazione con l’IC Assisi 3
In  maggio ho iniziato una collaborazione con l’IC Assisi 3, diretto da Anna Rita Mizzi. Abbiamo concordato un piano di lavoro articolato in due incontri di quattro ore ciascuno i cui obiettivi sono:

1. introdurre i docenti ai quadri di riferimento;
2. rendere evidente la lettura dei dati;
3. individuare gli ambiti sui quali intervenire in termini di didattica e curricolo.

Clicca qui per scaricare un estratto dei materiali utilizzati nell’incontro del 7 Maggio 2010*.

_____________
* Per ragioni di riservatezza i risultati della scuola non sono stati inseriti.
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Commenti: | Maurizio Gentile | INVALSI
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24
gen

Curricolo e certificazione delle competenze  



Lo scorso 18 Gennaio, è stato avviato presso l'Istituto Comprensivo di Treia (Macerata), il corso sul tema del "Curricolo e della certificazione delle competenze".

Al corso partecipano 36 docenti - di scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di primo grado - appartenenti a una rete di 5 scuole. La scuola capofila della rete è
l'Istituto Comprensivo di Cingoli (Macerata). Le referenti di progetto per la rete sono la Dirigente Rosalia Donati e Cristina Cicconi, docente di scuola primaria.

Il primo incontro è stato dedicato al tema della "Certificazione delle competenze", secondo quanto previsto negli ultimi provveddimenti emanati dal Ministero della Pubblica Istruzione:

L. 169 30 Ottobre 2008 di conversione del D.L. 137, Art. 3;
Schema di regolamento, Art. 8;
C.M. 50 20 Maggio 2009, Art. 5.

Dopo una fase inziale di presentazione della struttura, dei temi e degli strumenti che saranno messi a disposizione durante il corso, il lavoro è stato finalizzato a: 

1.  Rilevare i risultati che ciascuno dei partecipanti voleva ottenere mediante il corso

2. Fornire indicazioni operative e modelli per la Certificazione delle competenze al termine della 5 classe di scuola primaria e della terza classe di scuola secondaria di primo grado.

L'attività prevede la partecipazione dei docenti a 4 seminari (da Febbraio a Maggio) e un lavoro collaborativo e di supporto a distanza attraverso il sito successoformativo.it.

Sul sito i docenti avranno a disposizione 4 Forum dedicati a ciascuno dei temi/obiettivi di progetto, e un'area che raccoglie e organizza risorse (documenti, strumenti, normativa) utili allo svolgimento dei lavori.


Le risorse dedicate al progetto sono le seguenti:

-
Progetto (visibile a tutti)
-
Forum (solo per gli utenti registrati a successoformativo.it)
-
Area risorse (solo per gli utenti registrati al progetto)
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15
dic

Valutare per apprendere  



Lo scorso 28 Ottobre, è stato avviato presso l'Istituto Comprensivo di Fontaniva (Padova) il corso "Valutare per apprendere".

L'iniziativa coinvolge una rete di scuole di primo e secondo ciclo presenti nel territorio dell'Alta Padovana, riunite in rete dai loro dirigenti.

La struttura del corso è modulare. Dopo un primo seminario di avvio sul tema del raccordo tra scuola primaria e secondaria di primo grado è stato è stato svolto il primo modulo dal titolo: "Valutazione, curricolo, lavoro didattico".

Il prossimo appuntamento è previsto per il 28/29 Gennaio 2010. Il lavoro verterà sul tema della "Certificazione delle competenze" , secondo quanto previsto negli ultimi provveddimenti emanati dal Ministero della Pubblica Istruzione:

-  L. 169 30 Ottobre 2008 di conversione del D.L. 137, Art. 3;
-  Schema di regolamento, Art. 8;
-  C.M. 50 20 Maggio 2009, Art. 5.

Nel modulo di Gennaio, dopo un'introduzione al concetto di competenza, secondo alcuni quadri di riferimento nazionali e internazionali, saranno presentati una serie di modelli/strumenti di certificazione.

Per maggiori dettagli vai alla pagina Valutare per apprendere: IC Fontaniva (Padova).
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04
nov

Riformismo scolastico e cultura della verifica  



È stato pubblicato l'Atto di indirizzo che individua gli obiettivi generali e specifici per le attività dell'ANSAS (Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica) nell'anno 2009. Contestualmente, il MIUR ha pubblicato la Direttiva n. 76 sulle attività dell'INVALSI per l'anno scolastico 2009/2010.

Obiettivi e compiti dell’ANSAS e dell’INVALSI
L’ANSAS (ex IRRE e INDIRE) persegue l'obiettivo di sostenere l'autonomia delle istituzioni scolastiche nei processi di innovazione e di ricerca dei percorsi curricolari finalizzati al miglioramento della qualità dell'istruzione, alla valorizzazione delle eccellenze e al recupero scolastico

All’INVALSI, invece, sono state affidate priorità come la stesura di un rapporto annuale sugli apprendimenti, la predisposizione della prova nazionale per l'esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, la formulazione di proposte per l'introduzione di prove nazionali riguardanti gli esami di Stato conclusivi dei corsi di istruzione secondaria di II grado.  

Necessità di supporto applicativo
Le Riforme scolastiche, così come le Note d’indirizzo, o le stesse Indicazioni Nazionali sono rappresentazioni astratte di cosa dovrebbe essere la scuola. Per tale motivo essi non si applicano, al contrario, vanno interpretati e tradotti in progetti d’implementazione e verifica. I progetti sono opportunità concrete per misurarsi sui fatti, per definire azioni di formazione del personale, per condividere mete, organizzare piani di lavoro. Andrebbero utilizzati come pre-testi per creare innovazione dall’interno, dove ciascuno può riconoscersi e contribuire.

Non ci si può aspettare che leggi, decreti, atti creino un cambiamento diffuso e profondo. Ciò che potrebbe creare un movimento riformatore della scuola sono piani d’attuazione, agiti entro un disegno generale, dove ciascun attore può costruire dei modelli, ricevere supporto applicativo, essere sostenuto con adeguate risorse economiche. E non è da escludere che nel determinare le difficoltà di ricezione e attuazione dei provvedimenti ministeriali vi sia l’assenza di una consistente cultura della verifica e dell’implementazione, sulla quale basare scelte d’indirizzo e progetti di sviluppo.  

Cultura dell’evidenza
In molti ambiti le “evidenze empiriche” costituiscono una delle condizioni principali dei processi di modernizzazione dei sistemi. In medicina, i ricercatori scoprono principi attivi e mettono a punto protocolli terapeutici, comparando gli esiti delle nuove scoperte con trattamenti e farmaci attualmente in uso. 

In agricoltura, i ricercatori studiano la struttura molecolare delle sementi per ridurre il ruolo degli agenti chimici nella conservazione delle colture; mettono a punto nuove attrezzature e metodi di coltivazione dei campi, ottimizzano i processi di raccolta e stoccaggio della frutta e degli ortaggi. 
In campi come la robotica, la micromeccanotronica, le nanotecnologie, le tecnologie dell’informazione, le tecnologie ambientali e le tecnologie dell’immagine i progressi più importanti derivano dai programmi di ricerca e sviluppo. 

Detto con altre parole, medici, industrie, ingegneri e tecnologi basano le decisioni d’indirizzo sui risultati forniti da rigorosi procedimenti di verifica e valutazione degli impatti. 
Contrariamente a quanto avviene nei campi più avanzati dell’economia, in educazione la verifica ha sempre avuto un ruolo relativamente minore.  

Cambiamenti senza verifiche
Nel nostro paese, dal 1990, ogni anno, massimo due si presenta un “aggiustamento” normativo. È doveroso domandarsi quali di questi provvedimenti siano stati valutati misurandone l’”efficacia pedagogica” mediante rigorosi procedimenti comparativi.

Si hanno, ad esempio, “dati attendibili” relativi alla riforma dei moduli del 1990? Sono migliorate le conoscenze matematiche e scientifiche dei nostri allievi? È stata prodotta una crescita di competenza collaborativa dei docenti, riferita, ad esempio, alla capacità di strutturare i percorsi di apprendimento? 

Prendiamo un secondo esempio: l’”autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo”, riconosciuta alle scuole dal DPR 275/99. Ad oggi non abbiamo dati su quanto e come sia stata effettivamente praticata? In che misura, ad esempio, abbia prodotto nei docenti un approccio maggiormente analitico e riflessivo all’attività d’insegnamento ed esteso nei dirigenti le competenze manageriali e di leadership? 

Continuando su questa linea quali evidenze spiegano l’abbandono del “portfolio delle competenze individuali”? La decisione è stata, forse, basato sul fatto che il portfolio non renda gli alunni più responsabili e motivati nell’apprendimento? Oppure che da qualche, qualcuno sia in possesso di rapporti di ricerca che dimostrano che il portfolio non favorisce una comprensione significativa e un atteggiamento riflessivo nei confronti dei saperi curricolari? 

Posizioni di principio o dati?
L'assenza di interpretazioni quantitative e di un’informazione adeguata spinge il dibattito sulla scuola verso un confronto tendenzialmente ideologico, anche su questioni per le quali i dati, e non le posizioni di principio, dovrebbero aiutare a trovare le risposte.  Che cosa concludere?
Sembra che i dati disturbino perché impediscono di dire ciò che si vuole. I risultati, infatti, obbligano a confrontarsi con la realtà dei fatti. 

La ricerca finalizzata a valutare le politiche dell'istruzione sia negli Stati Uniti e sia nel Regno Unito, è spesso finanziata da chi progetta e governa le riforme. Per ogni nuovo disegno riformatore sono predisposti gli strumenti per la sua valutazione, anche se i risultati possono andare contro le aspettative di chi lo ha proposto.  Da queste scelte non seguono solo rapporti per i committenti, ma anche pubblicazioni scientifiche di alto livello che ne rafforzano l’attendibilità.

INVALSI e ANSAS come centri di eccellenza
In Italia manca un sufficiente numero di infrastrutture istituzionali che sono oggi indispensabili per governare in modo efficiente ed efficace le riforme (c.d.a). Senza tali infrastrutture, quel “riformismo” di cui tanto si discute non avrà mai le gambe per camminare bene. Una buona riforma deve essere ideata, progettata, decisa, attuata, monitorata, valutata. Per realizzare tutti questi passaggi occorre, certo, volontà politica. Ma occorre anche molta capacità tecnica, molto lavoro di “ricerca e sviluppo” per capire quali sono i problemi da risolvere e le possibili soluzioni.

Negli altri Paesi questo lavoro è svolto da tecno-strutture specializzate, presenti in ciascun ministero, ma soprattutto presso gli uffici dei primi ministri. In giro per l’Europa i governi possono contare su potenti macchine di analisi e valutazione che si occupano dei principali settori di policy, in un dialogo continuo con gli analoghi uffici di altri ministeri nazionali, delle presidenze straniere, della Commissione Europea.

Ovviamente, la qualità tecnica di un processo di riforma non è condizione sufficiente per il suo successo, ma è sicuramente una condizione necessaria, data la complessità delle sfide cui devono rispondere oggi i governi. La presenza di dati attendibili e di processi valutativi credibili proteggerebbe il sistema scolastico da un “irrefrenabile impeto riformatore”, secondo cui la maggioranza politico-parlamentare vincente si intesta il diritto di fare riforme con un disegno e una filosofia diametralmente opposta a quella posseduta dal ministro precedente e dallo staff di consulenti chiamati a collaborare con il suo ufficio.

Sono sotto gli occhi di tutti le difficoltà della corrente legislatura legate in buona parte alla crisi economica, e dall’altra al clima politico di rissa permanente tra i partiti. Questo non giova né alla possibilità di attuare politiche no-partisan per il bene del Paese, né ad un lavoro riformatore che possa avere un respiro di medio-lungo termine.

L’INVALSI e l’ANSAS hanno attualmente la forza e un sufficiente mandato politico per promuovere nel Paese e nelle classi dirigenti la capacità di prendere decisioni (di indirizzo) basate su discussioni rigorose e quantitativamente informate?      

Le fonti utilizzate per questo articolo
Ferrera, M. Un think tank per una nuova musica riformista. La Repubblica, del 24 Novembre 2006, p. 52.

Gentile, M. (1999). La formazione in servizio degli insegnanti. Indicazioni e scelte operative. ISRE, 6 (2), pp. 46-58.

Gentile, M. et. al. (2006). L’indagine sul successo formativo. Progetto Resfor: Resoconto di Ricerca. Milano: Rete per il successo formativo, ID 274450. Azione 2: Ricerca, analisi e studio ID 278161. CNOS-FAP, FSE, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Regione Lombardia.

Ichino, A. (2006). Perché il dibattito politico prescinde dai dati. La Voce. [Disponibile su: www.lavoce.info]. 

Niceforo, O. (2008). La scuola italiana nella seconda repubblica. 1994-2008. Roma: Edizioni Nuova Cultura.

Panara, M. Intervista a Riccardo Varaldo. Valorizzare il manifatturiero è l’unica ricetta per l’Italia. Affari & Finanza, del 17 maggio 2004, p. 7.

Slavin, R. (2003). A Reader's Guide to Scientifically Based Research. Educational Leadership, 60(5), pp 12-16.

Tuttoscuola Focus (2009). Numero 303/410

Risorse disponibili in rete
Per scaricare l’Atto d’indirizzo sull’ANSAS: http://www.tuttoscuola.com/ts_news_410-410001.pdf

Per scaricare la Direttiva sull’INVALSI: http://www.tuttoscuola.com/ts_news_410-410008.pdf

Per commenti si consulti il seguente indirizzo: http://www.cislscuola.it/node/18956
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