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Valutare gli apprendimenti, formare competenze  



Prologo
Apro con questo scritto una serie di interventi sul tema della valutazione. Cercherò di affrontarlo da più punti di vista. Spero di chiudere la serie entrando nel merito del progetto sperimentale MIUR relativo alla valutazione dei docenti.

Introduzione
La valutazione degli apprendimenti è un tema rilevante: è uno dei processi primari della scuola. Basti pensare alla recente indagine IARD che prende in considerazione gli aspetti principali del lavoro dell’insegnante, tra cui la valutazione degli apprendimenti e le metodologie didattiche.

Il tema recentemente è stato posto all’attenzione dell’opinione pubblica e della scuola con i recenti provvedimenti legislativi: L. 169, D.L. 137/Art. 3 e schema di regolamento; C.M. 50/Art. 8, DPR 122 del 22.06.2009 e relativo regolamento attuativo del 18 Agosto 2009. Su un piano internazionale l’Italia partecipa a indagine comparative nei quali si utilizzano robusti modelli di valutazione delle competenze, conoscenze e abilita al fine di comprendere il livello di preparazione dei giovani scolarizzati (si vedano a tal proposito i risultati dell’indagine TIMSS 2007 e OCSE-PISA 2009). 

Uno dei dibattiti più rappresentativi da questo punto di vista, emerge dalla ricerca sulle “scuole efficaci”, dove la valutazione degli apprendimenti è considerata uno dei fattori di efficacia del servizio scolastico, insieme ad ulteriori aspetti quali le strategie di insegnamento, il clima della classe, la gestione della disciplina, il curricolo, ecc.

Approccio per competenze
Nel corso del recente passato il mondo della scuola, tanto sul piano europeo ed internazionale che su scala nazionale, è stato investito da un processo di cambiamento che suole essere definito nei termini di una progressiva destrutturazione dei curricoli scolastici tradizionali basati sulle conoscenze disciplinari a favore di un approccio per competenze.

Gli esempi di riforma dei sistemi scolastici (vedi ad esempio Francia) in tale direzione muovono dal principio secondo cui, per garantire una formazione di qualità, sia necessario porre l’accento sull’utilizzo da parte degli studenti di ciò che apprendono in classe in compiti e situazioni complesse, sia a scuola che nella vita, argomentando che questa prospettiva debba essere interpretata in termini di acquisizione e spendibilità delle competenze. La competenza diventa in tal modo un principio d’organizzazione del curricolo, mediante la quale costruire condizioni di apprendimento autentico e significativo, che diventi patrimonio personale spendibile in una pluralità di ambienti di vita.

Il concetto di significatività richiama il fatto che le nuove conoscenze possano essere collegate a quelle già presenti nel soggetto, contribuendo a riorganizzare il suo campo cognitivo ed emotivo sulla base delle nuove acquisizioni. Le riforme in corso implicano perciò un vero e proprio ripensamento delle funzioni dell’insegnamento ed una netta trasformazione dell’organizzazione scolastica intesa in senso tradizionale.


Disposizioni di legge e approcio per competenze

In Italia l’approccio per competenze compare in molte disposizioni recenti del Ministero della pubblica istruzione, tra cui ad esempio le nuove Indicazioni per il curricolo del primo ciclo e la scuola dell’infanzia, insieme al documento sul nuovo obbligo di istruzione, entrambi resi pubblici nel settembre 2007.

Il Decreto 22 agosto 2007 stabilisce le competenze che devono poter essere certificate in uscita dal biennio dell’obbligo scolastico e fornisce una definizione di competenza come la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e/o personale, descritte in termini di responsabilità e autonomia.

Le conoscenze sono definite a loro volta come il risultato dell’assimilazione di fatti, principi, teorie e pratiche relative da un settore di studio, mentre le abilità vanno interpretate come le capacità di applicare conoscenze e di usare know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi.

Si tratta di definizioni che richiamano gli esiti della riflessione sviluppatasi a livello comunitario, che ha spostato l’attenzione rivolta ai sistemi educativi sugli esiti dei processi di apprendimento (learning outcomes) piuttosto che sui loro input (programmi di studio, dimensione temporale dei percorsi, etc.) e che trova una diretta traduzione nel Quadro europeo dei titoli e delle qualificazioni (EQF), varato con raccomandazione del Parlamento europeo e del Consiglio nell’aprile del 2008


Indicazioni nazionali

Di una forte centralità attribuita alle competenze, prima che alle discipline tradizionalmente intese, risentono anche le Indicazioni per il curricolo del primo ciclo e della scuola dell’infanzia.  Tale documento infatti indica, relativamente al primo ciclo, un insieme di obiettivi differenziati collegati a ciascun ambito disciplinare ed introduce la definizione innovativa di traguardi per lo sviluppo delle competenze previsti al termine della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado.

In questa definizione sono presenti sia istanze desunte dal dibattito internazionale sul tema, sia un richiamo alla verticalità tra i diversi gradi scolastici concepiti come fasi sequenziali attraverso cui il soggetto può acquisire livelli diversi di competenza, secondo un processo incrementale e coordinato. Va sottolineata la distinzione fra traguardi di competenza ed obiettivi, dove questi ultimi sono considerati funzionali al raggiungimento dei primi.

Più recentemente sono stati approvati i Nuovi regolamenti per il secondo ciclo per i licei, gli istituti tecnici e gli istituti professionali, con le relative Linee guida che assumono a riferimento (in larga parte) l’approccio alle competenze e i relativi dispositivi valutativi.
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