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mag

Le prove Invalsi: tra atto dovuto e diffidenza  



Si è appena conclusa la somministrazione delle prove INVALSI.

Quest'anno in ottemperanza alla Legge 176/07, alle Direttive n.74 e 76 e alla Circolare n.86 del 22.10.2009 la somministrazione delle prove ha visto coinvolte le classi II e V di scuola primaria e le prime di scuola secondaria di primo grado. A queste si aggiungerà la prova nazionale per l'Esame di Stato degli alunni in uscita dal primo ciclo.

I testi normativi di riferimento
Con l’art. 5 della legge 176/07 si è stabilito che “a decorrere dall'anno scolastico 2007-2008 il Ministro della Pubblica Istruzione fissa, con direttiva annuale, gli obiettivi della valutazione esterna condotta dal Servizio nazionale di valutazione (SNV) in relazione al sistema scolastico e ai livelli di apprendimento degli studenti, per effettuare verifiche periodiche e sistematiche sulle conoscenze e abilità degli studenti, di norma, alla classe seconda e quinta della scuola primaria, alla prima e terza classe della scuola secondaria di I grado e alla seconda e quinta classe del secondo ciclo, nonché altre rilevazioni necessarie per la valutazione del valore aggiunto realizzato dalle scuole”.

Con le Direttive n.74 e n.75 del 15.09.08 il Ministro ha stabilito che a regime tutte le classi indicate nella legge saranno sottoposte a rilevazione annuale degli apprendimenti.

Nell’anno scolastico 2008-09 la somministrazione ha riguardato le classi seconde e quinte della scuola primaria. Nell'anno 2009-10 si sono aggiunte la classe prima e terza della SS1G. Per la terza classe si tiene conto della Prova nazionale dell’esame di Stato al termine del primo ciclo. Con il coinvolgimento nella rilevazione anche delle classi seconda e quinta della SS2G nell’anno scolastico 2010-11 il sistema entrerà a regime.

La rilevazione 2008-2009
L’indagine del 2008-09 ha coinvolto 5303 Istituzioni scolastiche. L’impianto della rilevazione ha avuto caratteristiche nuove rispetto alle edizioni precedenti, sia sotto il profilo del campionamento e della costruzione degli strumenti di rilevazione sia per le modalità con cui esso è stato realizzato.

Sul sito INVALSI sono disponibili i quadri di riferimento di Italiano e Matematica, il Rapporto Nazionale e la Sintesi del rapporto con in evidenza i risultati principali emersi secondo gli indici e i benchmark suggeriti dall’INVALSI. Nel primo caso si fa riferimento a due indici:

  1. alla percentuale media di risposte esatte calcolata sia in relazione a ciascuna quesito e sia come valore aggregato di scuola con relativa indicazione del limite inferiore e superiore;
  2. al posizionamento dell’esito del quesito lungo una scala a sei livelli.
Per quanto riguarda i benchmark essi sono stati individuati nei termini di confronti comparativi a diversi livelli: la scuola nei confronti della regione di appartenenza, nei confronti della macro-area di riferimento (SUD, CENTRO, NORD), nei confronti del dato medio nazionale.


Il clima nelle scuole nella rilevazione 2009-10
Nel periodo appena precedente, durante e subito dopo la rilevazione del 2009-10, mi è capitato di essere ospite in sette scuole di primo ciclo (Istituti comprensivi e Direzioni Didattiche del Centro e del Nord-est) per attività con i docenti all’interno di diversi progetti.

Sulle prove i pareri degli insegnanti non mi sono sembrati favorevoli. Mi è sembrato di cogliere un distacco nei confronti dell'operazione SNV, una diffidenza e una scarsa credibilità attribuita ai contenuti delle prove. Il clima generale non mi è parso positivo.

I nodi
A mio avviso ci sono quattro problemi che andrebbero discussi e risolti.

1. L'INVALSI e le scuole hanno bisogno di capirsi. Senza un'adeguata comprensione da parte delle scuole l'SNV difficilmente potrà acquisire sempre più centralità nei processi di rinnovamento e riforma della scuola italiana. A me sembra che ci sia un difetto di comprensione molto serio dei dettagli e delle finalità di tutta l'operazione. Alcune pareri critici:

- “si continua a lavorare per la scuola, non si lavora con la scuola”
-  “le prove servono per giudicare gli insegnanti”
-  “i contenuti delle prove di matematica di prima media erano per un programma di seconda

2. I contenuti delle prove andrebbero scelti meglio. Faccio riferimento, ad esempio, al testo per la quinta elementare dal titolo “L’Useleria”. Il testo grida vendetta. Ma con tanta letteratura per ragazzi – Pitzornio, Dhal, Piumini, Selznick, Erlbruch, Pierre Simenon, Quarenghi, Spinelli - perché far ricadere la scelta su un volume del 1984, con un linguaggio e un lessico estraneo alla contemporaneità e con riferimenti anche a personaggi del “tempo che fu” (Sandokan, Yanez, ecc.).  Quali sono le ragioni metodologiche e culturali di tale scelta? Alcuni li posso ipotizzare ma preferei ottenere opinioni da fonti ufficiali. Insieme ai contenuti c’è il formato con cui sono stati presentate le unità di esercizio. A mio avviso i testi sono troppo densi all’interno di una pagina. Generano un effetto di monotonia visiva durante la lettura. Ma con tanti esempi a cui l’INVALSI può attingere (PIRLS, TIMSS, PISA) non si poteva pensare ad un’impaginazione più accattivante tanto da aumentare il carattere di leggibilità sia della pagina e sia dei contenuti? È un problema di costi?

3. L’atteggiamento dei docenti è sembrato adempitivo. Le prove INVALSI sono una tra le tante incombenze a cui le scuole sono chiamate. Tale atteggiamento, probabilmente, riduce la possibilità di cogliere le potenziali ricadute per la didattica e il curricolo che la rilevazione e la comprensione dei risultati può avere. Oltre a ciò, se è una delle tante cose da fare, di cui non si condividono né le procedure né i contenuti, i comportamenti di aiuto/supporto durante lo svolgimento delle prove potrebbero essere molto frequenti.  

4. La corsa all’acquisto di sussidi per preparare gli alunni a rispondere alle prove. Mi chiedo perché come genitore devo acquistarli se le prove dell’anno precedente sono disponibili dal sito Invalsi. Basta scaricarle e stamparle. In secondo luogo, qual è la ragione del preparare in anticipo gli alunni? Si preparano per fare bene in una gara, tuttavia a me interessa la loro tenuta in tutto il campionato. È la tenuta dei loro apprendimenti in Italiano e Matematica che mi sta a cuore piuttosto che la dimostrazione di saper rispondere. È la possibilità di informazione diagnostica che mi danno i test, piuttosto che il superare le prove. Infine, ho l’impressione che l’offerta degli editori sia basata su un’assenza di strumenti valutativi. Le pratiche valutative dei docenti italiani probabilmente sono molto lontane dalla tipologia di strumenti utilizzati in SNV (questionari strutturati, risposte a scelta multipla, risposte a credito parziale, corrispondenza tra quesiti e operazioni cognitive, ecc.).


Raccomandazioni
Credo che per spiegare bene il senso dell’operazione SNV e per far avanzare nelle scuole italiane una cultura della valutazione sarebbe opportuno curare i seguenti aspetti.

1. Spiegare che gli esiti delle prove danno informazioni sul prodotto della scuola- i risultati di apprendimento - e che non vi sono fonti di informazioni complementari (ad esempio un questionario docenti sul curricolo o il lavoro didattico svolto nelle classi) che ci permettono di legare il risultato delle prove ai processi di scuola.

2. Educare docenti e dirigenti a leggere i risultati della loro scuola e ad ipotizzare interventi sul curricolo e la didattica. Io credo che per questo obiettivo siano importanti due operazioni:
  • spiegare bene il quadro di riferimento, dando evidenza, soprattutto, all’associazione tra quesiti e operazioni cognitive sollecitate (molto importante questo aspetto nel caso della prova di lettura);
  • spiegare bene gli indici di risultato (percentuali medie, posizionamento, confronti tra i limiti inferiori e superiori tra la scuola e i benchmark territoriali) al fine di restituire alle scuole il livello complessivo di preparazione, ma soprattutto di capire quali sono gli ambiti su cui è necessario intervenire in termini di curricolo e didattica.

La collaborazione con l’IC Assisi 3
In  maggio ho iniziato una collaborazione con l’IC Assisi 3, diretto da Anna Rita Mizzi. Abbiamo concordato un piano di lavoro articolato in due incontri di quattro ore ciascuno i cui obiettivi sono:

1. introdurre i docenti ai quadri di riferimento;
2. rendere evidente la lettura dei dati;
3. individuare gli ambiti sui quali intervenire in termini di didattica e curricolo.

Clicca qui per scaricare un estratto dei materiali utilizzati nell’incontro del 7 Maggio 2010*.

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* Per ragioni di riservatezza i risultati della scuola non sono stati inseriti.
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Commenti: | Maurizio Gentile | INVALSI
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