News: Riformismo scolastico e cultura della verifica
(Categoria: Povera patria!)
Inviato da Maurizio Gentile
mercoledì 04 novembre 2009 - 16:10:28


È stato pubblicato l'Atto di indirizzo che individua gli obiettivi generali e specifici per le attività dell'ANSAS (Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica) nell'anno 2009. Contestualmente, il MIUR ha pubblicato la Direttiva n. 76 sulle attività dell'INVALSI per l'anno scolastico 2009/2010.

Obiettivi e compiti dell’ANSAS e dell’INVALSI
L’ANSAS (ex IRRE e INDIRE) persegue l'obiettivo di sostenere l'autonomia delle istituzioni scolastiche nei processi di innovazione e di ricerca dei percorsi curricolari finalizzati al miglioramento della qualità dell'istruzione, alla valorizzazione delle eccellenze e al recupero scolastico

All’INVALSI, invece, sono state affidate priorità come la stesura di un rapporto annuale sugli apprendimenti, la predisposizione della prova nazionale per l'esame di Stato conclusivo del primo ciclo di istruzione, la formulazione di proposte per l'introduzione di prove nazionali riguardanti gli esami di Stato conclusivi dei corsi di istruzione secondaria di II grado.  

Necessità di supporto applicativo
Le Riforme scolastiche, così come le Note d’indirizzo, o le stesse Indicazioni Nazionali sono rappresentazioni astratte di cosa dovrebbe essere la scuola. Per tale motivo essi non si applicano, al contrario, vanno interpretati e tradotti in progetti d’implementazione e verifica. I progetti sono opportunità concrete per misurarsi sui fatti, per definire azioni di formazione del personale, per condividere mete, organizzare piani di lavoro. Andrebbero utilizzati come pre-testi per creare innovazione dall’interno, dove ciascuno può riconoscersi e contribuire.

Non ci si può aspettare che leggi, decreti, atti creino un cambiamento diffuso e profondo. Ciò che potrebbe creare un movimento riformatore della scuola sono piani d’attuazione, agiti entro un disegno generale, dove ciascun attore può costruire dei modelli, ricevere supporto applicativo, essere sostenuto con adeguate risorse economiche. E non è da escludere che nel determinare le difficoltà di ricezione e attuazione dei provvedimenti ministeriali vi sia l’assenza di una consistente cultura della verifica e dell’implementazione, sulla quale basare scelte d’indirizzo e progetti di sviluppo.  

Cultura dell’evidenza
In molti ambiti le “evidenze empiriche” costituiscono una delle condizioni principali dei processi di modernizzazione dei sistemi. In medicina, i ricercatori scoprono principi attivi e mettono a punto protocolli terapeutici, comparando gli esiti delle nuove scoperte con trattamenti e farmaci attualmente in uso. 

In agricoltura, i ricercatori studiano la struttura molecolare delle sementi per ridurre il ruolo degli agenti chimici nella conservazione delle colture; mettono a punto nuove attrezzature e metodi di coltivazione dei campi, ottimizzano i processi di raccolta e stoccaggio della frutta e degli ortaggi. 
In campi come la robotica, la micromeccanotronica, le nanotecnologie, le tecnologie dell’informazione, le tecnologie ambientali e le tecnologie dell’immagine i progressi più importanti derivano dai programmi di ricerca e sviluppo. 

Detto con altre parole, medici, industrie, ingegneri e tecnologi basano le decisioni d’indirizzo sui risultati forniti da rigorosi procedimenti di verifica e valutazione degli impatti. 
Contrariamente a quanto avviene nei campi più avanzati dell’economia, in educazione la verifica ha sempre avuto un ruolo relativamente minore.  

Cambiamenti senza verifiche
Nel nostro paese, dal 1990, ogni anno, massimo due si presenta un “aggiustamento” normativo. È doveroso domandarsi quali di questi provvedimenti siano stati valutati misurandone l’”efficacia pedagogica” mediante rigorosi procedimenti comparativi.

Si hanno, ad esempio, “dati attendibili” relativi alla riforma dei moduli del 1990? Sono migliorate le conoscenze matematiche e scientifiche dei nostri allievi? È stata prodotta una crescita di competenza collaborativa dei docenti, riferita, ad esempio, alla capacità di strutturare i percorsi di apprendimento? 

Prendiamo un secondo esempio: l’”autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo”, riconosciuta alle scuole dal DPR 275/99. Ad oggi non abbiamo dati su quanto e come sia stata effettivamente praticata? In che misura, ad esempio, abbia prodotto nei docenti un approccio maggiormente analitico e riflessivo all’attività d’insegnamento ed esteso nei dirigenti le competenze manageriali e di leadership? 

Continuando su questa linea quali evidenze spiegano l’abbandono del “portfolio delle competenze individuali”? La decisione è stata, forse, basato sul fatto che il portfolio non renda gli alunni più responsabili e motivati nell’apprendimento? Oppure che da qualche, qualcuno sia in possesso di rapporti di ricerca che dimostrano che il portfolio non favorisce una comprensione significativa e un atteggiamento riflessivo nei confronti dei saperi curricolari? 

Posizioni di principio o dati?
L'assenza di interpretazioni quantitative e di un’informazione adeguata spinge il dibattito sulla scuola verso un confronto tendenzialmente ideologico, anche su questioni per le quali i dati, e non le posizioni di principio, dovrebbero aiutare a trovare le risposte.  Che cosa concludere?
Sembra che i dati disturbino perché impediscono di dire ciò che si vuole. I risultati, infatti, obbligano a confrontarsi con la realtà dei fatti. 

La ricerca finalizzata a valutare le politiche dell'istruzione sia negli Stati Uniti e sia nel Regno Unito, è spesso finanziata da chi progetta e governa le riforme. Per ogni nuovo disegno riformatore sono predisposti gli strumenti per la sua valutazione, anche se i risultati possono andare contro le aspettative di chi lo ha proposto.  Da queste scelte non seguono solo rapporti per i committenti, ma anche pubblicazioni scientifiche di alto livello che ne rafforzano l’attendibilità.

INVALSI e ANSAS come centri di eccellenza
In Italia manca un sufficiente numero di infrastrutture istituzionali che sono oggi indispensabili per governare in modo efficiente ed efficace le riforme (c.d.a). Senza tali infrastrutture, quel “riformismo” di cui tanto si discute non avrà mai le gambe per camminare bene. Una buona riforma deve essere ideata, progettata, decisa, attuata, monitorata, valutata. Per realizzare tutti questi passaggi occorre, certo, volontà politica. Ma occorre anche molta capacità tecnica, molto lavoro di “ricerca e sviluppo” per capire quali sono i problemi da risolvere e le possibili soluzioni.

Negli altri Paesi questo lavoro è svolto da tecno-strutture specializzate, presenti in ciascun ministero, ma soprattutto presso gli uffici dei primi ministri. In giro per l’Europa i governi possono contare su potenti macchine di analisi e valutazione che si occupano dei principali settori di policy, in un dialogo continuo con gli analoghi uffici di altri ministeri nazionali, delle presidenze straniere, della Commissione Europea.

Ovviamente, la qualità tecnica di un processo di riforma non è condizione sufficiente per il suo successo, ma è sicuramente una condizione necessaria, data la complessità delle sfide cui devono rispondere oggi i governi. La presenza di dati attendibili e di processi valutativi credibili proteggerebbe il sistema scolastico da un “irrefrenabile impeto riformatore”, secondo cui la maggioranza politico-parlamentare vincente si intesta il diritto di fare riforme con un disegno e una filosofia diametralmente opposta a quella posseduta dal ministro precedente e dallo staff di consulenti chiamati a collaborare con il suo ufficio.

Sono sotto gli occhi di tutti le difficoltà della corrente legislatura legate in buona parte alla crisi economica, e dall’altra al clima politico di rissa permanente tra i partiti. Questo non giova né alla possibilità di attuare politiche no-partisan per il bene del Paese, né ad un lavoro riformatore che possa avere un respiro di medio-lungo termine.

L’INVALSI e l’ANSAS hanno attualmente la forza e un sufficiente mandato politico per promuovere nel Paese e nelle classi dirigenti la capacità di prendere decisioni (di indirizzo) basate su discussioni rigorose e quantitativamente informate?      

Le fonti utilizzate per questo articolo
Ferrera, M. Un think tank per una nuova musica riformista. La Repubblica, del 24 Novembre 2006, p. 52.

Gentile, M. (1999). La formazione in servizio degli insegnanti. Indicazioni e scelte operative. ISRE, 6 (2), pp. 46-58.

Gentile, M. et. al. (2006). L’indagine sul successo formativo. Progetto Resfor: Resoconto di Ricerca. Milano: Rete per il successo formativo, ID 274450. Azione 2: Ricerca, analisi e studio ID 278161. CNOS-FAP, FSE, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Regione Lombardia.

Ichino, A. (2006). Perché il dibattito politico prescinde dai dati. La Voce. [Disponibile su: www.lavoce.info]. 

Niceforo, O. (2008). La scuola italiana nella seconda repubblica. 1994-2008. Roma: Edizioni Nuova Cultura.

Panara, M. Intervista a Riccardo Varaldo. Valorizzare il manifatturiero è l’unica ricetta per l’Italia. Affari & Finanza, del 17 maggio 2004, p. 7.

Slavin, R. (2003). A Reader's Guide to Scientifically Based Research. Educational Leadership, 60(5), pp 12-16.

Tuttoscuola Focus (2009). Numero 303/410

Risorse disponibili in rete
Per scaricare l’Atto d’indirizzo sull’ANSAS: http://www.tuttoscuola.com/ts_news_410-410001.pdf

Per scaricare la Direttiva sull’INVALSI: http://www.tuttoscuola.com/ts_news_410-410008.pdf

Per commenti si consulti il seguente indirizzo: http://www.cislscuola.it/node/18956



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